COP 30 BELÉM | 10-21 novembre 2025

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COP 30 BELÉM | 10-21 novembre 2025

LA REALTA' SI SCONTRA CON LE PAROLE

L’ACCORDO DI PARIGI E L’OBIETTIVO MANCATO

L’Accordo di Parigi sul clima, trattato internazionale sottoscritto nel 2015 dagli Stati membri della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), vincola i Paesi a ridurre le emissioni di gas serra per limitare il riscaldamento globale al di sotto dei 2°C (idealmente 1,5°C).

Oggi sappiamo che quell’obiettivo è stato mancato.

 

L’APERTURA DELLA COP30 E IL MONITO DI GUTERRES

La trentesima Conferenza sul Clima delle Nazioni Unite si apre in Brasile, alle porte dell’Amazzonia – simbolo della lotta alla deforestazione e alle emissioni globali – con il discorso di Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, che denuncia il divario crescente tra promesse e azioni reali.

 

PARADOSSI E CRITICITÀ DELL’EVENTO

La COP30 è al centro di discussioni anche per alcuni paradossi:

 

  • infrastrutture preparatorie controverse
  • deforestazione
  • trattamento fognario carente.

 

A tutto questo si aggiungono le difficoltà nel trovare una linea comune e i (pochi) programmi attuativi realmente definiti.

 

CHE COSA DOVREBBE PRODURRE UNA COP EFFICACE

Una COP efficace dovrebbe generare risultati ambientali concreti:

 

  • riduzione delle emissioni
  • stop alla deforestazione
  • protezione delle foreste
  • sostegno alle comunità vulnerabili.

 

Tuttavia, nel testo finale non compare la tanto attesa Roadmap per l’uscita dai combustibili fossili.

 

LA ROADMAP CHE NON C’È

Questa COP avrebbe dovuto essere lo spazio per esplorare insieme il percorso da seguire:

 

  • mappare le opzioni
  • Identificare ciò che è fattibile
  • disegnare una tabella di marcia che unisse ambizione e sostegno.

 

L’esito di Belém non fornisce la chiara tabella di marcia, con scadenze definite, per la transizione dai combustibili fossili che molti si aspettavano. Ma mantiene aperto un varco.

 

UN RISULTATO SUFFICIENTE?

Il risultato della COP30 è sufficiente e soddisfacente? No.

Il mondo avrebbe avuto bisogno che Belém lanciasse un segnale più chiaro e deciso sui combustibili fossili e sulla finanza.

 

Si tratta di un nulla di fatto? Neppure.

La COP30 non si chiude con un grande successo, ma nemmeno con un totale fallimento: definisce una traiettoria (fragile) su cui le prossime Presidenze dovranno lavorare. 

L’Europa e altri attori globali dovranno sostenere questo percorso per evitare che “il treno deragli”.

 

GIUSTIZIA CLIMATICA E COMUNITÀ INDIGENE AL CENTRO

È necessario mettere al centro:

 

  • giustizia climatica
  • protezione delle foreste
  • tutela delle comunità indigene
  • accessibilità reale ai partecipanti da tutto il mondo

 

un vero impegno nel lasciare un’eredità ambientale e sociale concreta.

 

IL RICHIAMO ETICO: L’APPELLO DELLA CHIESA

Papa Leone XIV, nel messaggio rivolto ai partecipanti alla Conferenza ONU e letto dal cardinale Pietro Parolin, ricorda che le sfide poste dal cambiamento climatico “mettono in pericolo la vita di tutti su questo pianeta e, pertanto, esigono cooperazione internazionale e un multilateralismo coeso e capace di guardare avanti, che ponga al centro la sacralità della vita, la dignità di ogni essere umano donata da Dio e il bene comune”.

 

GLI OCEANI COME ALLEATI: L’APPELLO DI MAREVIVO

“Il mare è il nostro migliore alleato contro il caos climatico, ma lo stiamo portando al collasso. Le decisioni della COP30 devono riflettere questa realtà. Proteggere gli oceani è una misura di adattamento e mitigazione climatica tra le più efficaci, se non la più efficace, che abbiamo a disposizione” – spiega Rosalba Giugni, presidente di Marevivo.

 

La Presidente Giugni richiama la necessità di:

 

  • proteggere almeno il 30% degli oceani entro il 2030
  • difendere mangrovie e praterie sottomarine (“foreste blu”), fondamentali nella mitigazione del carbonio
  • investire nell’osservazione degli oceani;
  • affrontare insieme cambiamento climatico, perdita di biodiversità e inquinamento, in particolare plastica.

 

FINANZA CLIMATICA: UN IMPEGNO QUOTIDIANO

La FINANZA CLIMATICA, dopo quanto sopra richiamato, può e deve diventare una opportunità importante e decisiva nell’impegno di contribuire concretamente nella salvaguardia del nostro ambiente e del Pianeta Terra.

Come DEEP, consapevoli di questa responsabilità che si fa opportunità, pensiamo che una “finanza climatica” debbe essere tradotta in una presenza costante di investimenti etici e attenti al Pianeta nei nostri portafogli.

Dobbiamo investire bene i nostri soldi, pensando a come e quanto i nostri investimenti possono incidere nella salvaguardia e nella cura del nostro Pianeta ma anche nell’attenzione alla salute e al benessere della popolazione globale, guardando non solo all’oggi, ma soprattutto alle future generazioni.

 

Condividi cosa pensi su questi temi.

Che idee ti sei fatta/o seguendo i lavori di COP30? 

 

Scrivi a: info@deepconsulting.ch

 

 

1) EU, Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici,

https://www.consilium.europa.eu/it/policies/paris-agreement-climate/

2) COP30 | Discorso di Antonio Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, 

https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/cop30-guterresonu-riscalda…

3) Papa Leone XIV, Messaggio rivolto alla Conferenza ONU COP30, letto dal Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, https://www.vaticannews.va/it/vaticano/news/2025-11/cardinale-parolin-santa-sede-cop-30-brasile.html

4) COP30, Messaggio Rosalba Giugni, presidente di Marevivo, https://marevivo.it/blue-news/cop30-amazzonia-dalla-foresta-alloceano-l…

                                  

 

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